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February 29 Mi dichiaro obiettore di coscienza
di Alessandro Di Benedetto Sono un insegnante di filosofia e storia nelle scuole superiori pubbliche italiane, insegno da qualche anno in giro per la Sicilia e credo di aver svolto fin qui il mio lavoro con una certa professionalità. Adesso, però, ho deciso che la mia coscienza non mi permette più di continuare a svolgere questo lavoro nel modo in cui l'ho svolto fin qui. Ho aderito da poco a una setta religiosa che ritiene che la conoscenza della storia sia sommamente dannosa per i giovani. Il fondatore della mia religione, un saggio analfabeta americano che ha eliminato dalla sua vita i libri di storia e il sapone, insegna che la storia, portando a conoscenza degli orrori e degli errori commessi dall'uomo nel passato, spinge i giovani a ripercorrere tali errori, anzi, la conoscenza della storia porta a commettere gli stessi errori in forma peggiorata. Un nuovo Napoleone potrebbe conquistare tutta l'Europa se non attaccasse la Russia, un nuovo Hitler conquisterebbe il mondo imparando dagli errori del predecessore, un nuovo Pol Pot non lascerebbe nessuno vivo, un nuovo Stalin spopolerebbe l'Unione Sovietica prima di morire... insomma la storia è dannosissima, è fonte di male, è qualcosa da cui tenere lontanissimi i giovani. Studiare storia è peccato. Insegnare storia è peccato mortale! Ho deciso di dichiararmi obiettore di coscienza riguardo alla storia. Se un medico può essere impiegato in un ospedale pubblico e rifiutarsi di praticare aborti (pur essendo un servizio assicurato da una legge dello Stato italiano), un professore potrà rifiutarsi di insegnare una disciplina per insegnare la quale è pagato (nemmeno tanto). Se la chiesa cattolica può invocare il diritto e il dovere dei medici di non fare il lavoro per cui sono pagati, il mio guru puzzone potrà ben invocare il mio diritto a essere pagato come professore di storia senza insegnare storia. E nessuno venga a suggerirmi di cambiare mestiere, di insegnare solo filosofia o di chiedere di fare il bibliotecario. Nessuno chiede a questi medici di fare i portantini. Io voglio continuare a essere pagato come insegnante di storia senza insegnare storia! E' un mio diritto come obiettore di coscienza. Facciamo una petizione. Gli autisti di pullman contro la guida, gli impiegati statali che obiettano al computer, le spogliarelliste che vogliono lavorare col burka, i meccanici che non vogliono sporcarsi le mani... tutti abbiamo diritto di essere pagati pur obiettando al nostro lavoro... Orsù, diamoci da fare! http://candidocandido.blogspot.com/
February 26 AAA - OFFERTA DI LAVORO - ragazza alla pari - da Aprile per un minimo di 3 mesi o più...L'offerta è simile a quella del Servizio Civile, con in più la possibilità di apprendere una nuova lingua e fare un'esperienza in una bellissima città quale è Londra. Cercasi ragazza dai 18 anni in sù. responsabile, affidabile, affettuosa, in grado di prendersi cura di una bambina di 7 anni buonissima per 5 ore al giorno 420 euro al mese ( 280 sterline ) vitto e alloggio gratis nella stessa famiglia Si tratta di una famiglia italo-inglese (la mamma è italiana ma vive a Londra da 15 anni). La bambina è perfettamente bilingue. Si tratta della famiglia in cui ho vissuto in questi mesi e che a breve dovrò lasciare. Essendomi trovata molto bene sarei felice se a prendere il mio posto fosse una persona conosciuta e affidabile. Inoltre assicuro personalmente l'affidabilità e la serietà di questa famiglia. Lavorare come ragazza alla pari da la possibilità di vivere l'esperienza londinese non gravando sulle tasche dei genitori e avendo l'appoggio di una famiglia dai saldi valori tipicamenti italiani. E' inoltre possibile, durante il soggiorno, frequentare corsi di lingua inglese che renderebbero senz'altro ancor più utile questo soggiorno Per informazioni contattatemi via e-mail: aidi_17@hotmail.it cel 00447517209136 Marcella February 21 I padroni del corpo altruidi Alessandro Di BenedettoNon sarà una legge perfetta la legge 194, avrà tanti difetti, sarà pure una legge nata da un compromesso tra esigenze diverse e sarà pure legata a un contesto culturale e scientifico ormai sorpassato, però un merito indubbio questa legge ce l'ha: restituisce alla donna la libertà di scegliere su se stessa, sul proprio corpo, sulla propria genitorialità. Come andassero le cose prima del '78 lo possiamo vedere da quello che succede in questi giorni. Giuliano Ferrara propone una "moratoria" mondiale dell'aborto (mania di grandezza? no! semplice opportunismo politico), Sandro Bondi propone una revisione della legge, il cardinale Ruini appoggia la proposta, il cardinale Bagnasco benedice i politici che propongono la sostanziale abrogazione della legge... insomma un gruppo di maschi, alcuni dei quali in sottana (ma questo non conta) che pontificano sul corpo delle donne. Certo, in mezzo a tutto questo c'è la Binetti che, senza dubbio, è una donna; tuttavia sapendo cosa pensa l'Opus Dei delle donne e sapendo come il corpo sia considerato oggetto di mortificazioni e punizioni dai membri della massoneria clericale, possiamo intuire che la Binetti pensi più all'anima che al corpo, allo spirito che alla materia e, notoriamente, anima e spirito non hanno sesso. Insomma, a conti fatti, si sta ritornando verso un'epoca in cui preti, p0litici, filosofi e opinionisti televisivi potranno imporre la propria opinione sul corpo e sulla vita delle donne. Immagino già i prossimi dibattiti: Ruini, Ferrara, Binetti, Santanchè, miss Italia, Socci, Messori, Bagnasco, tutti da Vespa a discutere sul povero embrione e sul suo diritto a vivere... Tanto le donne ricche potranno sempre andare ad abortire in paesi civili come la Spagna e le donne povere... si fottano, così imparano a commettere atti impuri e a farsi ingravidare! February 18 Il regno della dimenticanzadi Andrea Trapani
Viviamo in un mondo nuovo. Nuovo perchè ogni aspetto della nostra esistenza, del nostro vivere quotidiano è basato sull'adattarsi, sull'aggiornarsi. I progressi della Scienza e della Tecnica sono diventati frenetici. I sistemi di codifica informatica utilizzati un ventennio fa sono preistoria che quasi nessuno ricorda più. La dimenticanza è la base su cui poggia il progresso nel terzo millennio. Uno studente di informatica raramente leggerà un manuale scritto prima del 2000 e ancora più difficilmente incontrerà qualche testo scritto prima del 1950.
Siamo continuamente bombardati da nuove tecnologie, nuovi prodotti, migliori di quelli che abbiamo usato finora: "cos'è quello? Non sai che è uscito il nuovo? Quello è superato." La vita quotidiana si semplifica sempre di più ed è naturale aggiornarsi. Ma la dimenticanza rischia di divenire un fenomeno sociale. E così la costituzione è roba superata. Propone un modello superato, da aggiornare. Pensate: risale al 1948! Ancora non c'erano nemmeno le minigonne, il rock, il consumo di droghe era molto modesto e i gay non c'erano e se c'erano si nascondevano. Si pensava ancora a uno Stato-padre-padrone. Ora la parola d'ordine è autonomia. Nelle scuole, nelle regioni, nel lavoro, insomma in parole povere quel testo propone una visione dell'esistenza completamente diversa dall'attuale. Lì il lavoro è un diritto e viene inserito a fondamento dell'intera esistenza della Repubblica. Qui il lavoro è un'occasione. Non è stabile ma flessibile ed è flessibile perchè non è a fondamento della Repubblica, ma della competitività dell'impresa. Il lavoratore si aggiorna, cambia, si adegua. Nel mondo della costituzione il lavoro è uno strumento fondamentale sia per il futuro del singolo che della collettività e quindi deve essere statico, un punto fermo. Nel mondo attuale il lavoro tende ad essere uno strumento per la competitività dell'impresa e della sua proiezione: lo Stato. Lo Stato non è più il padre e i cittadini non sono più i figli. Lo Stato è azienda e i cittadini sono il personale aziendale. Dobbiamo tutti lavorare in sinergia non per noi, ma per essere competitivi nel sistema-mondo. Il lavoro è dinamico, competitivo. E la dimenticanza che c'entra? La dimenticanza è la condizione del nuovo uomo. L'identità del nuovo uomo è fondata sulla dimenticanza, è flessibile e per essere tale deve poter relegare nell'oblio ciò che era prima di cambiare. Dimenticanza e competizione sono due facce della stessa medaglia, una medaglia che si chiama mondo occidentale. E così il mondo che è stato (ma anche l'Italia che è stata) è passato, superato. E non c'è memoria di lui finchè il sangue non lo riporta sotto gli occhi. L'operaio è morto, ma gli operai morti ci ricordano che non è così. Si pensa al sistema paese come lo si faceva nell'ottocento: uno Stato-macchina in cui l'unico problema sia la corrispondenza dei diversi pezzi. Non più lo Stato-organismo, in cui le diverse identità sono a fondamento dell'organismo stesso. La lotta di classe è acqua passata. La classe stessa è acqua passata. Ma il mondo cambia a seconda degli occhi che lo guardano. Siamo di fronte a dei profondi cambiamenti che ci mettono di fronte a una scelta: determinare la direzione del cambiamento o tentare (inutilmente) di fermare il cambiamento. Si sente da più parti la necessità di una ridefinizione dell'impostazione statale. Sta a noi decidere se iniziare dalla schizofrenia della dimenticanza o rinnovarsi partendo dalle solide basi che ci vengono tramandate dai padri costituenti. Come Horkheimer e Adorno hanno identificato nel nazionalsocialismo il "normale" epilogo della dittatura della ragione iniziata con l'illuminismo, non mi pare azzardato vedere nella società occidentale contemporanea la naturale conseguenza dell'isterico progresso tecnologico. February 10 La politica che vogliamo
La situazione italiana ed internazionale negli ultimi mesi non fa che peggiorare. Ciascuno di noi in Italia sta cercando di proporre e alternative culturali, politiche, economiche, di produzione, di partecipazione e di promozione dei diritti per tutti/e mentre il sistema politico italiano – al pari di quello di molti altri paesi- prosegue su una vecchia strada autoreferenziale e separata dalla società.Ci sentiamo lontani da quelle scelte politiche che in questi anni hanno reso ancora più evidenti le logiche militariste e di guerra, le privatizzazioni dei beni comuni, la discriminazione e l’intolleranza verso immigrati e stranieri, la precarizzazione del lavoro. Il nostro Paese vive un declino politico economico, sociale e culturale che è frutto della palese incapacità delle classi dirigenti in ogni campo della società (la politica, l’economia, la cultura e i media) di dare risposte innovative, e centrate sul principio della solidarietà, della responsabilità, della cultura civile, alle sfide ed emergenze che viviamo. Tutto ciò che di nuovo e di solido emerge nasce da una creatività e progettualità condivisa tra i movimenti, le mille forme della protesta e della proposta, e singole persone responsabili che pure nelle istituzioni riusciamo a raggiungere, ma con crescente fatica.A livello internazionale i rischi di guerra, a partire dall’Iran, e le conseguenze di un potere economico neoliberista fallimentare, ma pur sempre dominante, che alimenta povertà e diseguaglianze e concentrazione di potere in poche mani, stanno mettendo a rischio quelle esperienze e speranze di cambiamento che si sono fatte carico delle nuove e sistemiche emergenze ambientali e sociali, ma anche di disinnescare i prossimi conflitti e la corsa al riarmo, mosse con forza dalla società civile internazionale negli ultimi anni e che hanno generato, per la prima volta dopo decenni, nuove dinamiche politiche in alcune regioni del Sud del pianeta.Dobbiamo lavorare tutti insieme, a partire dalle persone, i piccoli gruppi, reti, comitati, iniziative locali, unire le forze subito e darci un “programma minimo” assicurando centralità alle mobilitazioni locali per i beni comuni e contro le grandi opere, la devastazione del territorio, le basi militari, nello spirito del movimento di Genova, e rilanciare le nuove forme della democrazia partecipata e deliberativa e – contro ogni collateralismo o cooptazione subalterna nelle istituzioni - la proposta di una autonoma identità politica delle soggettività sociali e dei movimenti.Non c’è bisogno di una nuova organizzazione o di un coordinamento intergruppi, ma - rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza delle nostre esperienze e di ciascuno – crediamo che sia cruciale cercare legami comuni per andare oltre il frammento, e costruire tra di noi modalità nuove di relazione e di rete che ci diano più forza nella nostra pressione verso le istituzioni ed il sistema politico del paese.Rivendichiamo la nostra autonoma soggettività politica come persone ed organizzazioni che si vogliono impegnare per il cambiamento. Fuori dai partiti e fuori dal sistema della rappresentanza –che rappresentano comunque aspetti determinanti della formazione della volontà politica generale- si sono diffuse in questi anni forme nuove di politica dal basso che hanno dato vita a sedi e spazi di democrazia partecipata: chiediamo pari dignità tra le diverse forme della politica impegnate nella costruzione del bene comune e dell’interesse generale. Sappiamo bene anche che la politica non è altro che lo specchio della società: ed è per questo che ci sentiamo anche parimenti impegnati verso una trasformazione sociale, economica, dei comportamenti quotidiani, capace di ricostruire una politica nuova, come servizio e gratuità, come adempimento dei doveri di solidarietà e del bene comune.Perciò vogliamo proporre l’avvio di un processo condiviso per costruire uno spazio comune dove praticare e proporre forme autentiche di democrazia, aperto a quelle organizzazioni, campagne, movimenti, ed associazioni della società civile italiana che noi crediamo siano pronte per condividere azioni e strumenti di mobilitazione ed iniziative sui temi che insieme decideremo come prioritari.
P.sPer segnalarci il vostro interesse a partecipare a questo percorso inviate una mail a: agirepolitico@gmail.com Vi chiediamo di diffonderlo, metterlo sui siti e farlo circolare sulle mail list delle reti, movimenti, associazioni, riviste con cui siete in contatto, per attivare un tam tam dal basso che faccia arrivare la proposta. Assieme alle realtà che condividono questa riflessione sceglieremo un giorno e un luogo per incontrarci .
February 08 Brunetta dei ricchi (e poveri)di Alessandro Di Benedetto
Dall'alto della sua competenza economica, competenza messa alla prova e verificata dai brillanti risultati ottenuti durante i cinque anni del governo berlusconico (siamo diventati tutti ricchissimi, non ricordate?), il superconsigliere Brunetta mette a segno una serie di affermazioni stupefacenti (e d'altra parte il governo berlusconico, per molti aspetti è stato "stupefacente"...). In un dotto editoriale per il giornale di famiglia, Brunetta rimprovera al governo prodiano di essersi attribuito i vantaggi economici derivanti dalla favorevole congiuntura economica. Subito dopo afferma che il prossimo governo (berlusconico, ça va sans dire) nello stesso lasso di tempo del governo di Prodi, dovrà proporre una "manovra choc" per azzerare il debito pubblico e riportare il rapporto deficit/PIL sotto il 100%, nonostante la congiuntura economica prossima sarà, prevedibilmente negativa (ma come mai quando berlusconi è al governo la congiuntura economica è sempre negativa? non sarà che il nano porta attasso?). Per ottenere questo scopo si dovranno abbassare le tasse di 2 punti di PIL e contemporaneamente tagliare di altrettanto la spesa pubblica, allo scopo di rilanciare i consumi e bla bla bla. Minchia! verrebbe da dire, e dove l'avevamo messo questo genio finora? Possibile che una tale lucida mente sia stata nascosta fino a questo momento? Una ricetta nuovissima (ridurre le tasse per aumentare i consumi) completaemnte diversa da quella che ha sfasciato lo stato sociale inglese sotto la Thatcher, che ha impoverito milioni di persone negli Stati Uniti di Reagan, che, imposta dal FMI, ha distrutto l'economia argentina. Ma a Brunetta che importa? Il calo delle tasse favorirà i suoi elettori di riferimento, cioè i riccastri che hanno fatto i soldi con il governo berlusconico, che hanno succhiato i guadagni da lavoro dipendente grazie alla gestione "ad mentulam" del change-over dell'euro (tanto la colpa l'hanno data all'euro, mica alle politiche precise e mirate del governo che ha favorito bottegai e industriali). Il taglio delle spese... sacrosanto. Solo che quando questi genî dell'economia parlano di tagliare le spese pensano agli ospedali e alle scuole pubbliche, mica ai loro stipendi, alle elargizioni ai preti o alle costose cliniche private pasciute coi soldi di tutti ma aperte solo a lorsignori. Che dire? sentivo nostalgia. Da mesi non sentivo una simile serie di cazzate messe in fila con pervicace volontà di prendere per il culo. Meno male che questi tizi stanno tornando al governo, mi ero stancato dei discorsi responsabili e saggi dei signori della sinistra. Il momento dei giullari sta tornando: l'immaginazione al potere!
February 06 Un paese diverso dagli altriMa che cosa è successo da voi nelle ultime due settimane? Mi chiede l'amico straniero.
Mah, rispondo, un ministro è stato accusato di concussione. Beh, dice l'amico, niente di strano, è successo anche da noi. Come ha reagito il governo? Gli ha assicurato la sua solidarietà morale, rispondo. Giusto, dice l'amico, il governo deve supporre che, sino a che non sia provato che il ministro ha davvero commesso un crimine, egli sia una persona per bene, altrimenti non l'avrebbero mai cooptato. Piuttosto, continua, l'amico, dimmi che ha fatto il ministro. Rispondo che, per essere libero di tutelare la sua onorabilità e non mettere in imbarazzo il governo, ha dato le dimissioni. L'amico osserva che siamo davvero davanti a una persona degna del massimo rispetto. Così si fa nei paesi civili. È vero, gli dico, ma è successa una cosa strana. Quel ministro, che si trova evidentemente in aspra polemica con la magistratura che l'ha accusato, ha detto che se il governo non aderirà alla sua polemica gli ritirerà i voti del suo gruppo e lo farà cadere. Osserva l'amico che questo suona un poco come un ricatto: se il ministro aveva dato le dimissioni per potersi difendere liberamente senza coinvolgere il governo, perché allora lo coinvolge? La cosa mi fa specie, dice, anche se comprendo che il vostro è un governo che si regge sull'appoggio esterno, contrattato volta per volta, di vari gruppi, tra cui quello del ministro in questione. No, correggo: al governo c'è una 'unione' di partiti che si sono presentati alle elezioni sotto la stessa bandiera perché condividevano tutti alcuni sacri principi e tutti si opponevano a quello che consideravano il malgoverno precedente. Mi domanda l'amico: compreso il gruppo del ministro dimissionario? Certo, rispondo. E dunque, insiste l'amico, il ministro di cui si parla aveva aderito alla unione per motivi ideali ed era, sia pure in senso metaforico, disposto a battersi sino all'ultimo per il trionfo di quei principi ideali. E come no, rispondo io. E allora, si stupisce l'amico, perché nel momento in cui viene accusato il ministro non crede più in quei principi ideali e minaccia di far cadere quel governo per sostenere il quale è stato eletto? Non sapendo cosa rispondere, prego l'amico di cambiare argomento. ... Sembrate quasi un paese diverso dagli altri, dice l'amico. Per esempio, perché sin dal primo giorno dopo le elezioni, pare che il fine dell'opposizione nel vostro paese sia fare cadere il governo, tanto che la sua caduta viene richiesta e annunciata ogni giorno? Ma come, domando, il fine di una opposizione non è quello di fare cadere il governo in carica? Assolutamente no, almeno da noi, risponde l'amico. In democrazia il fine dell'opposizione è, poiché il governo è stato eletto, tallonarlo giorno per giorno, per fargli migliorare le leggi, per impedirgli di prevaricare. Se l'opposizione perde tempo ogni giorno per architettare piani per far cadere il governo, non ha tempo per studiare i progetti alternativi che dovrebbe opporgli, o le critiche circostanziate e continue alla sua azione, per correggerla. Devo ammettere che ha ragione, anche perché da noi, per far cadere il governo, non è indispensabile l'opposizione, basta la maggioranza. A questo punto devo ammettere che effettivamente sembriamo un paese diverso dagli altri.
Umberto Eco 25/02/2008 February 03 Un centimetro...Noi svendiamo la nostra onestà troppo facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio. All'interno di quel centimetro, siamo liberi. Gli anni passati insieme ai miei fratelli, ai miei compagni, alla mia famiglia a difendere quel centimetro sono gli anni più belli della mia vita. Non importa le facce di scherno subite ad ogni sconfitta, non importa gli amici perduti. Noi abbiamo difeso le nostre idee e di questo non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. Magari tutto di noi finirà, verremo dimenticati dal tempo, saremo sostituiti, ma non resteremo mai soli e non cederemo quell'ultimo centimetro. Un centimetro è piccolo ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo. Non dobbiamo permetterlo che c'è lo rubino. La nostra vita è tutta lì. La differenza tra noi e loro non si sviluppa nelle aule giudiziarie, ma in quel centimetro. La nostra scelta di vivere e la loro di lasciarsi vivere.In quel centimetro sta il nostro futuro e con ogni probabilità quello del posto in cui viviamo o da cui veniamo. Gaetano Alessi |
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